Intervista con Sofia: fuori dalla lente del genere

Sofia si trova in un giardino, dall'articolo "Intervista con Sofia: fuori dalla lente del genere".

In questa intervista, svoltasi il 27 marzo 2023 a Firenze, Sofia ci parla delle sue idee ed esperienze come persona non binaria nella transizione all’interno del servizio sanitario italiano, il suo rapporto con la psichiatria, e il suo desiderio di non essere vista e non vedere attraverso la lente del genere.

Raccontaci di te

Sono Sofia, uso il femminile e il neutro. Sono di Pisa, prima ero di Cagliari. Ho ventidue anni.

Il tuo nome ha una storia?

In realtà no, l’ho scelto perché non conosco altre persone che si chiamano Sofia. Mi sembrava strano prendere il nome di un’altra persona. A parte quello l’ho scelto a caso. A prescindere, se scegli un nome, quello non ti rappresenta tra dieci anni. Però potrei fare uno statement più grande, conosco gente che ha un sacco di nomi.

Come descriveresti la tua identità di genere?

Non binaria, più genericamente. Probabilmente più vicina all’essere agender[non appartenere a nessun genere/non avere una identità di genere]. Non mi piace darmi una label troppo fortemente. Dico “non binaria” così la gente non capisce e basta. Se dovessi mettermi su uno spettro… Mi rifiuterei di farlo.

Ti preoccupi che se dici non binaria, saranno gli altri a decidere cosa pensare?
Non voglio dirgli io cosa pensare perché non mi piace il genere. Non voglio imporne uno a me, e non voglio che gli altri mi vedano attraverso la lente del genere. Magari non posso impedire agli altri di farlo, ma posso farlo per me stessa.

Da donna a non binaria

Qual è stata l’evoluzione della tua identità?

A diciotto anni ho craccato.

[Il termine "egg", cioè uovo, è usato per riferirsi ad una persona trans che non è consapevole di esserlo. Quando si dice che l'uovo ha craccato, cioè che si è schiuso, significa che la persona trans sta uscendo dal suo guscio. E' un concetto separato dal coming out, perché si riferisce alla consapevolezza di sé, non al rivelarsi agli altri.]

A diciotto anni ho capito di non essere cis. Poi c’è voluto un po’ di tempo. Il mio nome l’ho scelto sei mesi dopo. C’è stato un periodo in cui ero una ragazza trans e basta, è stato solo un passaggio nel mio percorso di scoperta. Perché quando capisci di non essere cis è la cosa più semplice, poi ci pensi di più e vai oltre.

Con i miei amici ho fatto coming out quasi subito – è stato un po’ strano perché non avevo le idee chiare, ma non è stato un problema perché non mi sono dovuta difendere. Dopo poco tempo, ho iniziato il percorso psichiatrico.

Poi ho fatto coming out, ma solo come donna binaria. Ho iniziato a definirmi nonbinary solo l’anno scorso, a 22 anni.

Con i tuoi amici stretti hai fatto coming out come nonbinary?

Sì e no, mi è passata la voglia di fare coming out. È comparso in conversazioni, e allora l’ho detto ad alcuni. Una volta un mio amico mi ha fatto tutta una storia che non voleva causarmi disforia, dicendomi che avevo delle mani belle e lunghe. Per me non c’era nessun problema.

Transgender non binaria

Ti definiresti transgender?

Per la mia comprensione del termine transgender sì. Penso che la categoria nonbinary rientri nella categoria di trans… perché, c’è gente che fa una separazione tra nonbinary e trans? Non mi piace l’idea che per essere trans devi aver fatto un percorso. Non penso che bisogna aver paura di definirsi trans.

Qual è il tuo orientamento sessuale?

Non mi piace definirlo perché è difficile definirlo se sei nonbinary… E anche perché non mi ci vedo troppo nei termini che ci sono. Non mi piace vedere gli altri attraverso la lente del genere, quindi usarlo come una lente per l’attrazione non è qualcosa in cui mi trovo, anche se non giudico chi lo fa.

La lente del genere

Firenze
Foto scattata il giorno dell’intervista

Ti consideri qualcuno che soffre di disforia? Forse è una domanda stupida, visto che hai una diagnosi ufficiale

Ho la diagnosi ma non la disforia. Ero disforica quando pensavo di essere una ragazza trans… ma penso che fosse l’essere una ragazza trans a rendermi disforica. È molto raro che mi sento così adesso, solo se proprio mi vedo come un uomo un giorno…

Posso dire che non sembri un uomo?

Va bene, sono d’accordo. In realtà è da un sacco che non ho disforia. Le mie caratteristiche maschili non mi danno fastidio. Ho iniziato un percorso ormonale perché mi piacciono gli effetti. Non è per risolvere un problema, è perché mi piace. Ma potrei anche fermarmi se continuano a darmi problemi di dosaggi.

Il genere neutro

Hai intenzione di fare qualche tipo di transizione legale?

No, perché non esiste nonbinary sui documenti.

Non pensi che, siccome verrai percepita di più come una donna in futuro, potrebbe crearti imbarazzo avere quei documenti?

No, non mi importa perché comunque non sono io. Non ho intenzione di sembrare troppo donna, e comunque la foto ce l’ho sufficientemente aggiornata e la gente mi riconosce. Magari per cambiare nome… ma ho anche altri piani, potrei scegliere un nome neutro, o un nome da maschio.

Tipo?

Magari Celeste, come il videogioco? Non mi piace come nome, ma potrei usarlo per interagire con le persone, se guardano solo il nome.

Cosa ne pensi del neutro in Italiano?

Non lo so, il problema del neutro è che la gente non sa usarlo… in generale uso il femminile perché è più comodo ma in inglese userei they/them perché è facile da usare. Mi piacerebbe se fosse un’opzione.

Per la questione del misgendering, mi interessa poco dell’opinione degli sconosciuti. Se lo fanno per strada o in un negozio non mi importa. Però lo trovo una mancanza di rispetto se una persona la conosco, e continua a succedere senza nessuna voglia di cambiare. Una persona all’inizio può avere difficoltà, ma si vede se c’è l’intenzione di migliorare. Alcuni miei amici ci hanno messo un anno, mia madre proprio non ci mette lo sforzo.

Cosa dovresti essere secondo lei?

Non so bene che idea abbia di me, non mi conosce neanche bene… non sa niente di me.

Secondo te, essere trans è una cosa di cui essere felici?

Io ne sono felice. A me ha arricchito come persona di sicuro. È un percorso in cui si pensa molto, si mettono in dubbio molte cose, e se ne esce spesso più ricchi. Ovviamente ti rende la vita più difficile.

Sofia: Fuori dalla lente del genere

Consigli per la transizione

Hai dei consigli per le altre persone trans?

Sì. In pratica puoi farti la relazione nel privato… Non andate nei centri, ragazzi! Dovete stare lì per anni, e vi trattano male, in tutti i modo in cui uno psichiatra può trattarti male.

La tua esperienza è stata traumatica?

La mia esperienza con il centro… avevo qualche problema che cercavo di risolvere, avevo un po’ di fiducia all’inizio. Poi mi hanno messa in lista di attesa per sei mesi. Poi c’è stato il COVID e mi hanno messa in lista d’attesa per altri tre mesi.

Quindi ho avuto la prima visita di screening, con delle studentesse dell’università. Loro erano decenti, mi hanno fatto domande e mi hanno fatto parlare delle mie cose. Poi c’è stata la psichiatra. Per lo più è stata inutile. Non è stata un’esperienza traumatica perché non le ho mai dato troppi appigli. Mi ha dato degli antidepressivi, che non è stato bello per me. Sono andata lì con un po’ di speranza, ma dalla prima visita mi sono resa conto che a questa non fregava nulla, non so cosa volesse.

Non voleva darmi la relazione a meno che non facessi coming out con i miei. Mi continuava a dire “ma se ti do la relazione e prendi gli ormoni come farai?”. Un pochino mi sentivo bloccata da questo. Non potevo fare coming out con chiunque perché avevo paura che i miei genitori lo sentissero da qualche parte.

Coming out

Potevi mentire e dire che l’avevi fatto?

Sì, ma non volevo. Tornando indietro non avrei fatto neanche la relazione, o l’avrei fatta da un’altra parte. Non ho dovuto mentire su molte cose perché non parlavo e basta. Nelle sedute cercava di aspettare in silenzio che io parlassi, ma non avevo niente da dire. Tante sedute sono passate con lei che parlava e io che ascoltavo. Qualche volta mi chiedeva le mie opinioni ma io non dicevo molto.

Hai fatto coming out prima del dovuto?

Il problema è che ho fatto coming out cercando di spiegarmi. Lei cercava di convincermi che il rapporto che ho con i miei genitori è importante, che dovevo mantenerlo, e quindi ho cercato di giustificarmi.

A posteriori, il rapporto con i miei genitori non è così importante per me, e quindi avrei solo dovuto dirgli della mia scelta e di chiamarmi Sofia. E questa è una cosa che mi tiro ancora dietro perché uno dei problemi di mia madre è che non le piace la spiegazione che le ho dato. Se le avessi detto “è così, basta”, sarebbe andata meglio.

Quindi consiglieresti di fare coming out con i propri genitori?
Il mio consiglio è che il coming out non è un momento in cui si cerca accettazione dagli altri, ma è un momento in cui ci si dichiara con forza.

Vuol dire anche che è molto complicato. Il punto è che se una persona non ti accetta non ti accetta. Non serve aprirsi troppo. Dare spiegazioni toglie validità.

Anche perché alle persone cisgender devi dare una spiegazione semplificata, a meno che non hai voglia di spiegargli la teoria per ore con grafi e statistiche. Gli ho dato una spiegazione di me come binaria, ma mia nonna mi ha detto che se fossi stata “non binaria” per lei avrebbe avuto più senso, parlandomi di femminielli.

Con i miei genitori ho dovuto fare discorsi parlando di disforia come una malattia. In realtà non so quanto le persone cis possano davvero capire. Per quanto tu lo spieghi, finché non si vive, è una cosa completamente aliena per loro. Quindi devono crederti.

Come possiamo farci capire

Forse è più semplice con le persone binarie: ci sono donne trans che sono esattamente come le donne cis, ed è facile immaginare che abbiano lo stesso cervello in un corpo diverso

Ma magari la conoscevano come un uomo da prima, quindi come gli spieghi la transizione?

Non lo so. Mi sembra di capire come si sentono le altre persone trans. Forse quello che non capisco è come si sentono le persone cis sul loro genere. Se capissi come si sentono loro riuscirei a spiegargli meglio come ci sentiamo noi

Dovresti provare ad intervistare le persone cis.

L’ultima domanda. C’è una cosa che vorresti che tutti sapessero sulle persone trans, o sulle persone LGBT?

No, non voglio rivelare i nostri segreti.

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