
Elia ha trentatré anni, è di Savona, ed è una persona non binaria dal genere fluido. In questa intervista ci spiega che cosa vuol dire genere fluido, ma anche perché ora preferisce utilizzare il termine più ampio, non binario.
In una soffocante giornata del Luglio 2021 ci ha raccontato la storia del suo nome, della sua identità e dei suoi coming out, e ci ha spiegato la scelta di iniziare una transizione di genere. Questa intervista parla di esperienze quotidiane ed intuizioni passate, ma anche di speranze per il futuro.
Ciao Elia, che pronomi preferisci?
“Uso il maschile. Fino a poco tempo fa tolleravo il femminile, quando molte persone lo usavano in automatico per me. Ora mi dà veramente fastidio. Quando una persona lo dà per scontato, vanifica lo sforzo che faccio per presentarmi in un altro modo.
I miei amici mi chiamano al maschile già da anni. Quando una persona dà il femminile per scontato, vanifica lo sforzo che faccio per presentarmi in un altro modo. Non rimprovero ma non mi fa piacere.”
Hai scelto tu questo nome?
“Sì. Cercavo un nome che fosse il più possibile neutro. C’era Andrea, ma non mi piaceva.
Ho cercato un nome che fosse maschile, ma non un nome da omone, come Arturo. Elia può essere pronunciato con l’accento sulla E, come “èlia”[1]Elia è il femminile di Elio, e suonare più femminile. Ci si può giocare sopra. E’ un nome che ha una qualità leggera.
E’ il nome che mia madre avrebbe scelto se fossi nato maschio. Lei era molto dispiaciuta per il fatto che volessi cambiare nome, perché ci aveva messo molta cura a sceglierlo, immagino. Così, scegliendo Elia come nuovo nome l’ho fatta contenta.”
Ti andrebbe di descrivere la tua identità di genere?
“Per molto tempo usavo “genderfluid”, che tra le etichette era quella che mi descriveva di più.
Essere di genere fluido vuol dire che il mio sentirmi uomo, donna, tutt’e due, nessuno dei due, è variabile nel tempo.
In un periodo essere considerato donna mi dà urto, in un altro mi è indifferente. Non sono mai contento di essere definito donna. Uomo magari mi stranisce. A volte mi fa storcere il naso, altre volte lo trovo più adatto, e non mi dà mai fastidio allo stesso livello di donna.
Essendo costretto ad essere binario preferirei il maschile.
Altre volte sono tutt’e due, altre volte non me lo chiedo nemmeno, perché ad una certa ora, uno si stanca di interrogarsi.”
Essere genderfluid significa che il mio sentirmi uomo, donna, tutt’e due, varia nel tempo.
Elia

Hai smesso di considerarti genderfluid[2]genere fluido?
“Andando avanti ho deciso di usare un termine più ampio, come nonbinary. Interrogarmi costantemente sul genere che mi sentivo di più, ogni singolo giorno, era diventato stancante. Ho sentito la necessità di essere parte di una comunità più ampia, la comunità non binaria.
Genderfluid[3]genere fluido è così specifico che poi, sentirsi parte di una comunità diventa difficile. Il tentativo di farlo diventa estraniante. Al tempo stesso, identificarmi con le persone non binarie è diventata una parte fondamentale della mia vita, in un mondo che è binario.
Crescendo, ho scelto un termine più ombrello che mi faccia sentire parte di una comunità più grande e che vada a spiegare di meno. Più si va nello specifico più si devono spiegazioni.”
Identificarmi con le altre persone non binarie, in un mondo che è binario, è diventata una parte fondamentale della mia vita.

Da una parte, alcuni non vogliono dare tante spiegazioni, dall’altra, alcune persone hanno bisogno di essere specifiche, anche solo con sé stesse.
“Le mie etichette si adeguano a chi ho davanti. Se ho persone come voi, che sanno queste cose, davanti, posso usare genderfluid. Se mi trovo la persona media, il Giancoso, posso dirmi trans, perché anche nonbinary può essere troppo complicato.”
Quale è stata l’evoluzione della tua identità?
“Quando non sapevo niente di questa tematica dicevo ‘ sì, sono una donna, ok ‘. Non avevo idea di che cosa significasse, lo dicevo solo perché me lo ripetono da quando sono nato.
Poi ho visto su youtube il video di un ragazzo che conosco nella realtà. E’ una persona con cui giocavo di ruolo tempo fa. L’ho seguito perché lo conoscevo, poi ho visto un video in cui si definiva agender.”
Quanti anni fa è successo?
“Sono venuto a contatto con il non-binarismo di genere nel 2016, circa.
Questo mi ha portato a studiare cosa volesse dire, mi sono informato, e mi sono reso conto che c’erano delle cose che mi tornavano, nel concetto di non binario. Pensandoci per un po’ di tempo, ho visto che questa categoria, questo spazietto che si chiama genderfluid era, bene o male, quello che mi sentivo.
Ho indagato sul mio passato, quello che facevo, quello che non facevo, quello che pensavo, che non pensavo. Quando ho preso confidenza ho deciso che nonbinary era abbastanza.”

Ti sentiresti di dire che era una cosa che sapevi già da prima? Qualcosa che non riuscivi ad esprimere a parole perché non sapevi esistesse?
“Non mi ci sono neanche mai interrogato. Mi ricordo che da bambino dicevo “vorrei essere un maschio”, ma mi piaceva mettere le gonne, e mi identificavo con le mie compagne femmine. Mi ricordo che mi piaceva essere scambiato per un maschio. Quando la gente non capiva se fossi maschio o femmina, perché avevo dei tratti androgini, mi piaceva.
Col senno di poi, questi segnali sparsi potevano farmici arrivare. Però se non ci sbatto la faccia, non mi rendo conto di nulla.”
Quando hai scoperto questa cosa, hai fatto subito coming out?
“Ho cominciato con i miei amici, in particolare due mie amiche strette. A mia madre davo indizi su facebook.
Mi dicevo ‘come lo spiego a questa, che a momenti non conosce nemmeno l’omosessualità?‘. Mi chiede anche come fanno due femmine a fare sesso. Grazie a facebook alcuni miei parenti hanno capito. Mio padre, invece, non ha capito niente.
Forse credeva che ho cambiato nome perché non mi piaceva il nome di nascita. Mi chiedeva come mai, siccome mia madre ci aveva pensato tanto. Mi sono rassegnato, ad un certo punto. Quando ho fatto coming out ufficialmente, infine, mi ha detto che ‘devo sempre complicarmi la vita’.“
Con altri membri della famiglia?
Con mio fratello ho fatto coming out da sbronzo.
Lui è convinto che io sia FtM[4]da Femmina a Maschio, ovvero un uomo trans, che mi senta uomo al 100%. Non mi ha dato motivi di spiegargli le sfumature nel mezzo, perché si è rifiutato di chiamarmi Elia. A quel punto ho deciso che non ne valeva la pena. Ha iniziato a prendermi sul serio adesso, perché sto iniziando la transizione. Ogni tanto si corregge dal femminile al maschile, ma non l’avrebbe mai fatto altrimenti.
Per essere preso sul serio, a quanto pare, devo fare la transizione. Altrimenti pensano che sia uno sfizio, una cosa che non conta niente.”
Se non inizi la transizione non ti prendono sul serio. Pensano che sia uno sfizio, una cosa che non conta niente.
Ti definiresti trans?
“Sì, senza nessun problema.
Forse sono io a non avere capito come funziona, ma nella scala gerarchica di ombrelli sopra ombrelli, c’è transgender, e poi sotto le due opzioni binario e non binario. Nell’ombrello binario ci sono gli uomini e le donne, mentre nell’ombrello non binario ci sono tutte le categorie agender, genderfluid, bigender, ecc. .

Quando sento dire ‘transgender e nonbinary’ mi confondo un po’, mi sembra come dire ‘uomo, donna e transgender‘ “.
E’ la visione più comune, ed è quella che abbiamo anche noi.
Però non è l’unica visione, e facciamo questa domanda nelle interviste perché vogliamo sapere quanto siano effettivamente diffuse nella comunità. Alcune persone scelgono di non utilizzare transgender per motivi personali.
“Io invece lo uso. Anzi, mi serve a spiegare la mia identità a qualcuno che non conosce termini più specifici.”
Ti va di parlare del tuo orientamento sessuale? Si interseca in qualche modo con la tua identità di genere?
“A definire il mio orientamento sessuale ci ho rinunciato. Posso dire “preferisco le donne“. Uno potrebbe dire “gynesessuale”, ma non vado ad escludere niente.
Sono certo che mi piacciono le donne, ma magari incontro un uomo, un ragazzo che mi piace, o una persona nonbinary. Non voglio escludere niente. La minore attrazione che provo è quella per gli uomini, in particolare gli uomini cis. Però potrebbero esserci anche dei miei pregiudizi, verso gli uomini cis, che mi fanno escludere la categoria.”

Passiamo alla parte successiva. Hai dei sintomi di disforia?
“Ce l’ho soprattutto nei confronti del seno. All’inizio non era un problema. Poi cominciai a preferire che non si vedesse, e a mettermi il binder.
Mi faceva sentire più sicuro quando andavo dove c’erano persone che non accettavano la mia identità, quindi ho cominciato ad indossarlo sempre più spesso. Ora sono al punto in cui non riesco neanche a portare giù il cane, senza il binder. Sta andando a peggiorare.
Ho deciso di intraprendere un percorso di transizione perché sta diventando sempre una cosa meno vivibile.
Poi i fianchi, ho messo su un po’ di peso, e sono una delle cose più evidenti. La voce non mi da molti problemi, però mi rendo conto che, anche quando era più facile che non fosse chiaro se fossi maschio o femmina, quando aprivo bocca, toglieva ogni dubbio.”
Quindi la voce non ti dà fastidio di per sé, ma perché contribuisce a presentarti come una persona di un certo genere?
“Sì, è così. Non capisco perché il seno e la voce sono diversi.”
Quindi, ti considereresti una persona che soffre di disforia di genere?
“Non mi piace darmi una diagnosi senza avere le competenze. Ma se dovessi proprio auto-diagnosticarmi direi di sì.” [5]Questa autodiagnosi ha avuto conferme. Elia ha ricevuto la diagnosi di disforia di genere da un professionista medico.
Da quello che hai detto, sembra che ci sia stata una componente di pressione sociale, nella tua decisione di iniziare una transizione.
“C’è sicuramente. Se non avessi della gente che mi guarda le tette, e, quando le vede, mi dice “ciao, bella signorina”, sarebbe più facile. Se non ci fosse questa componente, sentirei meno il bisogno di transizionare, e magari farei delle scelte leggermente diverse.
Ho una scena stampata in mente: c’era una coppia di persone che mi parla, mentre sto lavorando. Lui mi parla al maschile, e lei gli dice ‘perché le parli al maschile?’ e fa con le mani il segno delle tette.
Immaginatevi che io portavo il binder in quel momento. Mi stavo sfasciando i polmoni, c’era un caldo incredibile, mi fa male lo sterno, la schiena, e ho questa cafona davanti, che non solo fa il gesto, ma lo fa proprio davanti a me.

Ma anche se avesse detto “guarda che culone che c’ha”, non mi avrebbe fatto certo piacere.
Ho ancora stampata in mente la sua faccia, il suo gesto, e la sensazione del binder che mi stringe il petto. Non lo chiamerei un evento traumatico, ma di sicuro è un ricordo vivido.
Questo tipo di comportamento può aver causato, in parte, l’aumento del fastidio. Questi eventi mi hanno fatto dire: –Prendo ormoni e vaffanculo.-“
C’è sicuramente una componente sociale nella mia scelta di transizionare. Se non fosse stato per queste persone, avrei avuto meno pressione ad iniziare una transizione, e magari avrei fatto scelte diverse.
Quali sono i tuoi obbiettivi di transizione?
“L’otto luglio ho la prima visita con la psicoterapeuta del CEST, che è specializzata in questo ambito. Sicuramente vorrei prendere il testosterone, mi piacerebbe avere la barba. Sicuramente mi vorrei togliere il seno.
Ho pensato per molto tempo ad una isterectomia, e alla fine ho scelto di togliere anche l’utero. Ha diversi vantaggi, anche ormonali, l’idea di poter rimanere incinta mi fa impazzire.
Se non ci fosse la questione sociale, magari avrei fatto la scelta di prendere ormoni, ma di non ricorrere alla chirurgia al petto.”
Riesaminando il tuo percorso, pensi che utilizzare un’etichetta piuttosto che un’altra ti abbia aiutato?
“Penso che l’etichetta sia una buona bussola per chi sta ancora interrogando sé stesso. Per me è stata una bussola, per cercare di capire chi fossi, e chi non fossi.
Poi ci si può emancipare dalle etichette. All’inizio è stato fondamentale: penso non ci avrei capito niente se non ci fossero state.
Vedo opinioni che sono molto bianco o nero a riguardo. Un po’ di fluidità, ragazzi! 😉 “
Hai idee su come risolvere la situazione legale corrente delle persone non binarie? Ad esempio, l’obbligo di avere una F o una M sui documenti.

“Non ho una risposta definitiva. Per me si potrebbe anche scrivere sia il genere assegnato alla nascita che quello attuale. Per esempio, per me sarebbe ‘assegnato femmina alla nascita, si identifica con il genere non binario’.
Si potrebbe scrivere ‘assegnato femmina, maschio, intersessuale‘. Però, prima, bisognerebbe impedire ai medici di modificare un corpo sano per adattarlo ad uno dei due sessi, come si fa invece spesso alle persone intersessuali.
Poi ci sono persone che con il sesso assegnato alla nascita non vogliono avere niente a che fare, e non lo vogliono nei documenti. Mi chiedo però se non ci possano essere problemi in una situazione estrema, come nel caso che sei svenuto e ti devono operare. [6]Nota dell’editore: io sono una di quelle persone che non vorrebbe avere indicazioni di sesso nei documenti. In caso di svenimenti improvvisi, controllare sotto i vestiti 😉
Penso che avere una comunità serva anche a discutere delle questioni e a raggiungere una conclusione insieme.“
Parliamo di misgendering[7]chiamare una persona al genere sbagliato.. Quanto pensi sia offensivo?
“Cambia da situazione a situazione. Penso sia grave se sai che la persona che hai davanti vuole essere definita in un altro modo.
C’è gente che dice: ‘non mi interessa come ti identifichi, per me sarai sempre una donna.‘ Penso che quella sia la forma più grave. Ci sono persone che lo fanno apposta, per ferirti, perché sanno che ci rimani male.
Non mi importa se una persona che non sa niente della mia identità mi chiama al femminile per via del mio aspetto. Se mi chiamano signorina, al più posso offendermi perché ho trentatré anni. Purtroppo, non tutti hanno la sensibilità di chiedere prima come vuoi essere chiamato.”
Secondo te, sarebbe una buona norma chiedere ad una persona che genere grammaticale usa?
“Sì, ma sarebbe bene impararlo già da ragazzini. Se vado da una tizia, a chiederle se vuole che uso il maschile o il femminile, pensa che sono pazzo. Quindi confido nel fatto che se l’altro vuole farsi definire in un altro modo me lo dirà.
Se so già che la persona che ho davanti è trans, glielo chiedo.”
Cosa dovremmo fare, secondo te, per migliorare la situazione delle persone non binarie?
“L’unica cosa che secondo me è importante è di creare una rete, e che chi ha le idee un po’ più chiare possa mettersi a disposizione di chi ha più difficoltà. E’ una cosa normale ma potrebbe non essere una cosa scontata.”

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References
| ↑1 | Elia è il femminile di Elio |
|---|---|
| ↑2, ↑3 | genere fluido |
| ↑4 | da Femmina a Maschio, ovvero un uomo trans |
| ↑5 | Questa autodiagnosi ha avuto conferme. Elia ha ricevuto la diagnosi di disforia di genere da un professionista medico. |
| ↑6 | Nota dell’editore: io sono una di quelle persone che non vorrebbe avere indicazioni di sesso nei documenti. In caso di svenimenti improvvisi, controllare sotto i vestiti 😉 |
| ↑7 | chiamare una persona al genere sbagliato. |